Un organo istituzionale, la giunta, ridotto a poco più che tavolo da bar. Revoche continue di assessori. Un via vai impressionante di persone che entrano ed escono, o che sono in procinto di farlo, molte delle quali senza nessuna esperienza, senza che in questi due anni e pochi mesi, abbiano espresso un concetto, una sola parola all’interno dell’aula consiliare.
Con il maggior partito della maggioranza, Fratelli d’Italia, il cui nome è evocativo, non per il riferimento all’inno nazionale, ma per i legami che lo caratterizzano, composto da gente che si querela e che poi, da quello che si legge sulla stampa, fa accordi per nominare la consigliera sorella o amica.
Alle porte, l’ennesimo rimpasto di giunta. Della squadra iniziale rimangono tranquilli sono i due della Lega. Uno che ha cambiato praticamente tutte le deleghe possibili senza un solo risultato, anzi creando problemi ovunque. L’altro, molto abile a nascondersi davanti ai problemi, ai momenti di crisi, e a prendere le distanze dalle tematiche più calde. C’è, ma non c’è.
Pare si concluda anche l’annunciato e mai iniziato Aventino di Forza Italia. Non ho mai creduto un istante, per come si è configurata la revoca del vicesindaco Bimbatti, a chi sussurrava che erano pronti a lasciare la maggioranza.
Sacrificato un protagonista, pronti alla ricerca di un altro. Che, pare, abbiano individuato nella figura esperta dell’ex presidente della Provincia, ex sindaco di Ceregnano e residente a Villadose.
Possibile che questa città, con le sue tante esperienze, le sue competenze, il suo mondo associativo, imprenditoriale, professionale, non riesca ad esprimere una personalità, una, alla quale affidare il ruolo di vicesindaco?
Non stiamo parlando di caselle da riempire in un accordo mutevole tra partiti e Sindaco.
Stiamo parlando di una città, di una comunità che merita rispetto.
Ed è proprio questo il punto.
Dopo l’ennesimo cambio di assessori e di equilibri, il cittadino potrebbe legittimamente chiedersi: stiamo scegliendo le persone per amministrare Rovigo o stiamo cercando le persone necessarie a far quadrare gli equilibri della maggioranza?
E allora viene spontaneo pensare ai “ladri di Pisa” del famoso detto toscano: di giorno si litiga, di notte ci si ritrova per sistemare gli equilibri.
Tutta questa situazione che li sta impegnando da settimane, da mesi, praticamente dall’inizio del mandato, logora l’attività amministrativa e contribuisce a sminuire il ruolo e l’autorevolezza delle istituzioni e della politica.
E i risultati si vedono: disattenti rispetto agli insediamenti industriali, assenti nella pianificazione e negli interventi, scadenti nei servizi.
Ma la responsabilità della situazione è solo dei partiti. Se continuano a prendere persone senza esperienza politica, senza cultura politica e istituzionale, le conseguenze possono essere solo queste. Come succede ormai da tanti anni.
E abbiamo un Sindaco che si diverte a tagliare assessori, tanto quanto i suoi fiduciari tagliano gli alberi della città. E che non distingue il piano politico da quello personale. Che quando non riesce a rispondere nel merito di ciò che viene sollevato dall’opposizione è capace solo di offendere e di insultare.
Non si capacita che esista qualcuno che dai banchi dell’opposizione articola delle critiche, chiede spiegazioni, incalza la giunta. Ma questa è la nostra storia istituzionale! È la legge che assegna questo ruolo. Si chiama controllo democratico.
Altrimenti, se non ci fossero una diversità di posizioni e di idee, ci troveremo in un regime. O vorrebbe forse questo? Non tutti i consiglieri sono lì per fare i complimenti e i sorrisini.
Se non la pensi come il nostro Sindaco soffri di invidia (lascio perdere i significati delle parole che usa) perché non sei al suo posto. Che tristezza!
Si informi prima di parlare. Magari si faccia aiutare a valutare il curriculum politico da una perizia di tecnici.
Se fossi stato interessato alla poltrona o a un incarico avrei fatto altre scelte.
Ma a me interessa sapere chi si occuperà del traffico, della sicurezza, del commercio, delle frazioni, del decoro, delle manutenzioni, delle scuole, dello sport, della cultura e del futuro dei nostri ragazzi.
Perché io non sono tornato in politica per aspettarmi un incarico o una designazione di altri, “per stare bon”, sono tornato perché credo che Rovigo meriti di più.
E una cosa la rivendico con orgoglio:
la mia appartenenza non è a un partito o a una corrente, non è a una poltrona e non è a un accordo di palazzo. La mia appartenenza è a Rovigo.
La fascia tricolore può essere indossata, temporaneamente, da chi governa.
E c’è modo e modo di restituirle dignità.
Ma non bisogna dimenticare che appartiene ai rodigini. E a loro questi signori devono rispondere.
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