CASSE PIENE E CENTRO VUOTO

CASSE PIENE E CENTRO VUOTO

Il centro storico è in agonia e ci sono 13 milioni sul tavolo che non sanno come spendere

In questi giorni è tornato alla ribalta il dibattito sulla chiusura dei negozi. La notizia è che forse se ne stanno accorgendo anche in giunta e nella maggioranza che guida la città.

La desertificazione del centro storico (che comporta la perdita di abitanti, negozi, servizi e, non dimentichiamolo, di identità) è un fenomeno certamente complesso, non irreversibile. Ma serve una visione ed una strategia integrata tra politiche urbanistiche, economiche e culturali che, ad oggi, non c’è.

Faccio notare a chi fa l’amministratore pubblico che alle parole è necessario far seguire fatti e concretezza, cioè risorse e denaro. Proprio con questo spirito, a fine ottobre, in fase di destinazione dell’avanzo di bilancio avevo presentato una proposta che prevedeva, in linea con quanto fatto da altri capoluoghi come Parma, Reggio Emilia, Ferrara, la costituzione di un fondo di 200.000 euro (ricordiamo che avevano 5 milioni a disposizione e non mettevano un solo euro sul commercio!), come ultimo tentativo per cercare di sovvertire la tendenza e favorire chi ha idee, chi ha ancora volontà di innovazione, di investimento, favorendo quei commercianti che qui hanno investito, e continuano a investire.

👉 Avevo chiamato questo progetto, basato su un bando annuale “SALVIAMO IL CENTRO STORICO DELLA NOSTRA CITTÀ” vista la situazione drammatica e la continua moria di attività commerciali, artigianali, con serrande che si chiudono, con sfitti continui.

E, prevedeva:
1. Incentivi economici e fiscali per l’insediamento di nuove attività, all’interno di un piano del commercio complessivo e dopo l’analisi dello stato di fatto; contributi, sgravi fiscali e incentivi ai commercianti attuali e futuri, canoni di locazione calmierati o contributi per affitti bassi;
2. Promozione di utilizzo misto e attività multifunzionali favorendo gli insediamenti nel centro storico per aumentare la popolazione residente, anche intensificando i controlli sullo stato di condomini e appartamenti. Maggiore residenzialità aumenta la domanda di servizi e negozi, creando un circolo virtuoso di frequentazione. Trasformare edifici vuoti in spazi culturali, coworking, botteghe creative e attività di servizi attrae flussi di persone e rinnovato interesse per il centro.
3. Programmi temporanei e uso transitorio dei locali: tempory store, spazi pop-up e incubatori commerciali, progetti che consentono l’uso temporaneo gratuito o a basso costo di locali vuoti da parte di nuovi imprenditori, artisti o da assegnare a progetti culturali di animazione urbana;
4. Branding urbano e promozione: un vero progetto a medio-lungo termine di marketing culturale e turistico con al centro il Museo dei grandi fiumi (https://www.facebook.com/share/p/1arBPuMPe4/?mibextid=wwXIfr) quale simbolo identitario e i nostri Palazzi, la Pinacoteca, la Rotonda che trasformi il centro in una “destinazione” capace di attrarre visitatori e consumatori.
5. Pianificazione partecipata: coinvolgere commercianti, associazioni locali e cittadini nella definizione delle politiche di rigenerazione urbana aiuta a formulare soluzioni condivise e ad aumentare l’adesione alle iniziative pubbliche.
6. Rigenerazione urbana e riuso degli spazi: investire in riqualificazione urbana attraverso il ripensamento della mobilità, un piano parcheggi all’altezza di una città moderna rende i centri storici più attraenti e favorisce la presenza di persone nel quotidiano.
Ebbene, quella proposta è stata bocciata proprio dalla maggioranza che oggi, dopo due anni di immobilismo, dibatte sul tema. Vero che il problema ha radici più lontane e profonde, ma è altrettanto vero che non c’è memoria e che i social creano una sorta di grande bolla dove si può dire tutto e il suo contrario.

👉 Non smetterò mai di sperare nella capacità di critica delle persone. Oggi ci sono 13 milioni di avanzo, lì sul tavolo che aspettano una destinazione. Vediamo se questa sovraesposizione mediatica produrrà investimenti o solo fuffa. Vediamo se alla città basterà una serata pubblica o i commercianti, le associazioni di categoria, i cittadini chiederanno davvero di utilizzare parte di quel tesoretto per un progetto vero di rilancio.

@inprimopiano

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