L’analisi di questi due anni alla luce degli atti prodotti e delle dichiarazioni dei protagonisti, a partire dalla Sindaca.
3^ PUNTATA.
🟪🟪 IRAS: DA OGGI IN VIGORE NUOVI AUMENTI. I CITTADINI E LE FAMIGLIE MERITANO RISPOSTE, NON SACRIFICI.
Appuntata al bavero come una coccarda, narrata come orgoglio, la vicenda IRAS merita un capitolo tutto suo rispetto all’analisi di questo biennio. Un ragionamento serio, senza propaganda ma anche senza che vengano nascoste le difficoltà.
Partiamo dalla fine: IRAS continua ad essere pubblica nonostante il tentativo iniziale di privatizzarla (ricordiamo tutti il bando di gara?) da parte di questa giunta e della Regione.
Solo un anno fa la Sindaca aveva presentato come “storico” l'accordo tra Comune, Regione e IRAS. Era stato detto che quell'intesa avrebbe consentito di mettere finalmente in sicurezza l'istituto, di chiudere una lunga stagione di incertezze e di costruire un futuro stabile.
A fronte di quel piano di risanamento, nel nome di un equilibrio economico e gestionale è stato chiesto ai dipendenti di rinunciare agli arretrati maturati, facendo prevalere il senso di responsabilità sull'interesse personale.
Va detto subito che negli ultimi sei-sette mesi le rette sono aumentate due volte. Due aumenti che pesano sulle famiglie degli ospiti, molte delle quali già sottoposte ad enormi sacrifici per garantire ai propri cari, ai propri genitori, un'assistenza dignitosa.
👉 Con il Decreto n. 1 del 9 gennaio 2026 il Commissario regionale di IRAS ha disposto un aumento di 2 euro al giorno delle rette di degenza, con decorrenza retroattiva dal 1° gennaio 2026. Un incremento che equivale a circa 60-62 euro al mese per ogni ospite (oltre 720 euro all’anno).
👉 Con il Decreto n. 10 del 19 giugno 2026 lo stesso Commissario ha disposto un ulteriore aumento di 1 euro al giorno delle rette di degenza (addirittura +3,50 €/giorno per ospiti non autosufficienti in regime privato), a partire da oggi 7 luglio 2026. Altri 30-31 euro al mese per ogni ospite (oltre 370 euro all’anno) che si aggiungono a quelli di gennaio.
Cifre significative che rappresentano un ulteriore aggravio per le famiglie in un quadro economico generale già molto difficile.
‼️ Quello che sorprende è il contesto in cui questi aumenti arrivano. La domanda è inevitabile: se quel piano era davvero sostenibile, perché nel giro di pochi mesi è stato necessario aumentare le rette per ben due volte? Qualcuno può spiegare cosa non ha funzionato o non sta funzionando?
L'Amministrazione comunale non può limitarsi ad assistere inerme agli eventi ed alle scelte della Regione che ricadono come macigni sulla testa delle famiglie di Rovigo. È a conoscenza la Sindaca di questi aumenti? Le stanno bene? Perché non informa il Consiglio comunale e non dice con chiarezza qual è la prospettiva dell'istituto?
Dopo oltre dieci anni di commissariamento le famiglie hanno diritto di sapere se questi aumenti saranno gli ultimi oppure se dovranno affrontarne altri, così come i lavoratori hanno diritto di sapere se i sacrifici richiesti sono serviti davvero.
C'è, anche, un altro aspetto che non può essere ignorato. L'IRAS è l’ente di assistenza della città, è un patrimonio di Rovigo. Il Comune, quindi, continua ad avere un interesse diretto nel suo futuro.
Possiamo dire, allora, che è giunto il momento che la Sindaca faccia valere per davvero il tanto sbandierato legame con la Regione, chiedendo di interrompere da subito il commissariamento e di poter nominare il proprio Consiglio di amministrazione con figure autorevoli, espressioni della città, recuperando un ruolo decisivo di governance e di controllo sulla nostra Ipab?
👉 Infine, qualche riga per un tema che sta lasciando silenziosamente le luci della ribalta. Negli ultimi anni si è parlato molto di Casa Serena, della necessità di valorizzarla, del suo possibile rilancio e del suo ruolo all'interno del sistema cittadino dei servizi alla persona. Eppure, ancora oggi non è chiaro quale sia il progetto complessivo di questa Amministrazione.
Ciclicamente la Sindaca annuncia possibili scenari rispetto al futuro del fabbricato di Via Bramante ma la realtà è lì, davanti agli occhi di tutti i cittadini. Un fabbricato con enormi potenzialità lasciato a degradare.
Esiste un’idea di riqualificazione e rilancio di quell’area? Esiste una visione complessiva sul futuro dei servizi socio-assistenziali della città?
Non è sufficiente raccontare che le cose sono state sistemate perché sia effettivamente vero. L'IRAS e Casa Serena non appartengono alla maggioranza o all'opposizione. Appartengono ai cittadini di Rovigo. E meritano una guida ed una prospettiva capaci di guardare ai prossimi vent'anni, non solo ai prossimi mesi.
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Rovigo Si Ama 2024
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Fonte originale: Facebook