1️⃣ LA MIA CONTRARIETA’ A FIR È CHIARA E IRREMOVIBILE.
Per le possibili ricadute su ambiente, salute, traffico e territorio.
Per le sue dimensioni.
Per le caratteristiche del processo produttivo.
Rovigo ha bisogno di sviluppo.
Ma non di qualsiasi sviluppo.
2️⃣ LA ZLS NON È UN LASCIAPASSARE.
La ZLS può rappresentare un’opportunità importante per il territorio. Ma attrarre imprese non significa rinunciare a scegliere quali insediamenti vogliamo e a quali condizioni.
3️⃣ FIR E MODIFICA DELL’ARTICOLO 23 SONO DUE QUESTIONI DISTINTE.
Su questo voglio essere molto chiaro.
L’articolo 23 non interessa questo progetto, così come non riguarda Sarzano e Concadirame.
Tra l’altro oggi non è nemmeno in discussione.
Una cosa è ritenere legittimo discutere se una disciplina urbanistica, dopo molti anni, debba essere aggiornata. Altra cosa è approvare concretamente una modifica.
Una modifica richiede un percorso, atti, valutazioni tecniche e decisioni formali.
Chi unisce le questioni lo fa strumentalmente.
4️⃣ NON ESITE IL MONOPOLIO POLITICO SULL'AMBIENTE.
La tutela dell’ambiente e della salute non appartiene a una parte politica.
E non può essere utilizzata come slogan contro qualcuno.
5️⃣ LA VERA SFIDA È DECIDERE QUALE SVILUPPO VOGLIAMO.
L’Interporto non può essere governato progetto dopo progetto.
Serve una visione complessiva.
Rovigo deve crescere.
Ma deve anche scegliere come crescere.
Perché il futuro dell’Interporto non si decide progetto dopo progetto.
Si decide oggi, scegliendo quale Rovigo vogliamo domani.
6️⃣ NON SERVONO NÉ GLI SLOGAN NÉ LE NOSTALGIE.
Non accetto che una vicenda complessa venga utilizzata per costruire una narrazione politica distorta. È chiara la matrice di questa confusione.
Ed è per questo che quando penso ad un “patto di salute pubblica” per la nostra città, non vedo spazio per chi vive di nostalgie e di rancori politici o per chi alimenta il girotondismo politico.
Rovigo Si Ama 2024
@inprimopiano
—————————-
Di seguito, per chi vuole approfondire, il testo completo dell’intervento. 👇👇👇👇
🟪🟪 FIR, ARTICOLO 23 E INTERPORTO.
FACCIAMO CHIAREZZA.
Voglio fare chiarezza su una vicenda attorno alla quale, negli ultimi giorni, si sta creando una certa confusione, ovviamente non in modo casuale.
Ci sono alcune posizioni sulle quali non transigo e sulle quali non mi faccio dare lezioni da nessuno.
1. LA MIA CONTRARIETA’ A FIR È CHIARA E IRREMOVIBILE.
Sono contrario all’insediamento dell’impianto di produzione di lana minerale proposto da F.I.R. nell’area dell’Interporto di Rovigo. Punto. La mia è una contrarietà motivata, non ideologica. Non sono contrario all’industria, agli investimenti o alla ZLS. Rovigo ha bisogno di lavoro, imprese e sviluppo economico. Ma proprio per questo dobbiamo avere la capacità di scegliere quale sviluppo vogliamo e quali insediamenti siano realmente compatibili con il nostro territorio.
Nel caso FIR, le perplessità sono molteplici. Parliamo di un impianto di dimensioni rilevanti, con una capacità produttiva prevista di circa 122 tonnellate di lana minerale al giorno, inserito in un'area di circa 130.000 metri quadrati. Non possiamo limitarci a guardare il numero dei posti di lavoro. Dobbiamo guardare al processo produttivo, alle emissioni, alla qualità dell'aria, al traffico indotto, al consumo di suolo e, soprattutto, al possibile impatto cumulativo su un territorio che già ospita numerose attività produttive e logistiche.
Tra gli elementi che meritano particolare attenzione e destano forte preoccupazione ci sono le sostanze utilizzate, come formaldeide e fenolo, e le questioni sulle emissioni che sono state oggetto di osservazioni e approfondimenti. Non è sufficiente prevedere che l'impianto sorgerà in una zona industriale per accettarne l’insediamento, perché una zona industriale non è un territorio franco. Ci sono paesi, abitazioni, scuole, attività, persone che ci lavorano e persone che vivono nelle aree circostanti. Ed è proprio per questo che ritengo doveroso prestare la massima attenzione agli aspetti sanitari e ambientali, al complesso degli inquinanti previsti.
La salute delle persone e la qualità dell'ambiente devono venire prima della semplice disponibilità di un'area produttiva.
Bene, quindi, la perizia sugli aspetti sanitari e ambientali, anche se tardiva. Ma, mi chiedo: perché per Ecopol e Apis RO1 non è stata fatta?
2. LA ZLS NON È UN LASCIAPASSARE.
Il fatto che l'impianto sia collocato all'interno della ZLS (zona logistica semplificata) Venezia-Rovigo non cambia di una virgola la mia posizione. La ZLS è uno strumento importante per attrarre investimenti e favorire lo sviluppo economico. Ma ZLS non significa “qualsiasi investimento va bene”. Significa creare condizioni favorevoli affinché il territorio possa attrarre investimenti qualificati, innovativi e compatibili con la propria vocazione e con la qualità della vita delle comunità. E proprio su questo emerge una contraddizione politica che non può essere ignorata. La precedente amministrazione aveva salutato l'inserimento dell'Interporto nella ZLS come un'opportunità strategica per Rovigo e nel programma elettorale 2024 prevedeva la necessità di un nuovo piano particolareggiato dell'area interportuale per recepire le novità derivanti proprio dalla ZLS.
Oggi, invece, gli stessi che allora valorizzavano quella opportunità sembrano voler utilizzare la ZLS come elemento della polemica contro chiunque affronti diversamente la questione. Io penso che sia necessario essere coerenti. La ZLS deve essere un'opportunità per scegliere meglio gli investimenti, non una ragione per accettarli tutti.
3. FIR E MODIFICA DELL’ARTICOLO 23 SONO DUE QUESTIONI DISTINTE.
Veniamo poi all'articolo 23 delle NTA dell'Interporto. Qui bisogna essere estremamente chiari. Oggi, rispetto all’impianto FIR, non stiamo parlando di alcuna modifica dell’art. 23. La modifica non c’è mai stata, non è oggi all'ordine del giorno e non è nemmeno in discussione, non fa parte nel dibattito politico.
L’apertura che avevo espresso in campagna elettorale, insieme ad altri candidati e in sintonia con una disponibilità manifestata anche dalle organizzazioni sindacali, riguardava una questione diversa: la necessità di aprire finalmente una discussione seria sull'aggiornamento e sull’innovazione della pianificazione urbanistica della città. Molti di questi strumenti hanno più di vent'anni. Nel frattempo, sono cambiate le normative, le tecnologie, l'economia, le esigenze delle imprese, le tutele ambientali e le condizioni del territorio. Pensare che strumenti urbanistici vecchi di decenni non debbano mai più essere discussi significa, a mio avviso, rinunciare a governare il territorio e continuare ad essere territorio di conquista, come successo negli ultimi anni. Aggiornare una norma non significa necessariamente ridurre le tutele. Significa renderla più chiara, più attuale, più efficace e più coerente con il quadro normativo, economico e ambientale di oggi. Una modifica richiede un percorso, atti, valutazioni tecniche e decisioni formali. Per questo non accetto la semplificazione secondo cui: “chi ha dato un'apertura alla modifica dell'articolo 23 sta dando un'apertura a FIR.” No! Falso! Addirittura l’area interessata dal progetto non rientra nemmeno nello spettro di quell’articolo, così come non ha nulla a che fare con Sarzano e Concadirame.
Sono due questioni completamente diverse. Appaiarle significa fare una speculazione politica, anche di basso livello, che non aiuta né il confronto né la tutela del territorio.
4. NON ESITE IL MONOPOLIO POLITICO SULL'AMBIENTE
Ed è qui che diventa inevitabile una considerazione politica. Trovo strumentale utilizzare una modifica che, come detto, non è nemmeno all'ordine del giorno, per costruire una contrapposizione tra chi sarebbe “a favore dell'ambiente” e chi, invece, sarebbe favorevole indiscriminatamente agli insediamenti produttivi. L'ambiente non è proprietà di una parte politica o la bandiera di un partito, così come la salute non appartiene a qualcuno.
Io sono contrario a FIR proprio perché ritengo che la tutela della salute, dell'ambiente e della qualità della vita debba essere parte integrante di una politica di sviluppo.
E, sono contemporaneamente favorevole ad aprire una discussione sull'aggiornamento degli strumenti urbanistici perché penso che una città seria debba decidere oggi – visto che non è stato fatto dalle precedenti amministrazioni - quale Interporto vuole avere tra dieci o vent'anni. Non possiamo continuare a gestire il territorio attraverso singoli tentativi di insediamento, affrontandoli uno alla volta, senza una visione complessiva.
Le due cose non sono in contraddizione. Sono, anzi, parte della stessa responsabilità politica.
5. LA VERA SFIDA È DECIDERE QUALE SVILUPPO VOGLIAMO
Quindi, se vogliamo discutere seriamente, discutiamo di FIR. Discutiamo di Ecopol e Apis RO1. Discutiamo di ambiente, salute, sviluppo economico.
Facciamolo sui documenti (anche su quelli protocollati e dimenticati), sui dati e sulle responsabilità, non sulle semplificazioni. Perché la vera sfida per Rovigo non è scegliere tra ambiente e sviluppo.
È avere finalmente una politica capace di dire quale sviluppo vuole, dove lo vuole e a quali condizioni.
E, per quanto riguarda FIR, non credo che quell'impianto, per caratteristiche produttive, dimensioni, possibili pressioni ambientali e rapporto con il territorio circostante, rappresenti il modello di sviluppo industriale che Rovigo dovrebbe scegliere. Questo è il punto.
6. NON SERVONO NÉ GLI SLOGAN NÉ LE NOSTALGIE
Quello che non accetto è che una vicenda complessa venga utilizzata per costruire una narrazione politica nella quale qualcuno possa presentarsi come l'unico difensore dell'ambiente. È chiara la matrice di questa confusione. Non è che non si capiscono i processi e la loro origine. Basta vedere le foto per capire chi sono i protagonisti. Gli stessi che guarda caso prima incontrano la ditta Apis RO1, poi non si accorgono che mentre governano sono arrivate le pec con il progetto. Memoria che ritorna una volta perse le elezioni e mandati all’opposizione. Gli stessi che oggi sono fautori di comitati creati ad excludendum, come successo a Sarzano.
La memoria politica non può funzionare a intermittenza, a seconda che si governi o no.
Adesso serve una discussione vera e aperta.
Tutto il resto, compreso il tentativo di unire le vicende degli impianti ad una discussione che non esiste nei fatti sull'articolo 23, è soltanto una narrazione politica che serve a restituire centralità a chi, evidentemente, non ce l’ha più e ne avverte il bisogno. È per questo che quando penso ad un “patto di salute pubblica” per la nostra città, non vedo spazio per chi vive di nostalgie e di rancori politici o per chi alimenta il girotondismo politico.
Fonte originale: Facebook